"Noi non ci battiamo per i soldi, noi ci battiamo contro il sistema, quel sistema che uccide lo spirito dell'uomo; noi siamo l'esempio per quei morti viventi che strisciano sulle autostrade nelle loro infuocate bare di metallo, noi dimostriamo con la nostra opera che lo spirito dell'uomo è ancora vivo".
mercoledì 19 gennaio 2011
domenica 9 gennaio 2011
I problemi irrisolti del nucleare
Sulla sicurezza degli impianti ancora oggi, a 21 anni dal terribile incidente di Chernobyl, non esistono le garanzie necessarie per l’eliminazione del rischio di incidente nucleare e conseguente contaminazione radioattiva.
Non esistono soluzioni concrete al problema dello smaltimento dei rifiuti radioattivi derivanti dall’attività delle centrali o dal loro decomissioning. Le circa 250mila tonnellate di rifiuti altamente radioattivi prodotte fino ad oggi nel mondo sono tutte in attesa di essere conferite in siti di smaltimento definitivo, stoccati in depositi “temporanei” o lasciati negli stessi impianti dove sono stati generati.
Oltre al problema legato alla sistemazione definitiva delle scorie, esiste anche la necessità di rendere inutilizzabile il materiale fissile di scarto per la possibile costruzione di bombe, a maggior ragione in uno scenario mondiale in cui il terrorismo globale è una minaccia attualissima. Gli
impianti nucleari attivi se da una parte possono diventare obiettivi sensibili per i terroristi, dall’altra producono scorie dal cui trattamento viene estratto il plutonio, materia prima per la costruzione di armi a testata nucleare. Nell’attuale quadro mondiale si corre il forte rischio che ci possano essere Paesi che vogliano sfuggire al controllo della comunità internazionale - come nel caso dell’Iran -, che potrebbero utilizzare il nucleare civile come grimaldello per dotarsi di armamenti nucleari.
Occorre poi fare i conti con le riserve di U235 (l’uranio fissile altamente radioattivo che, al ritmo di consumo attuale, è disponibile solo per qualche decennio - se la richiesta crescesse, si potrebbe riproporre una situazione del tutto simile a quella delle “guerre per il petrolio”) e con i tempi di realizzazione delle centrali. Per realizzare una nuova centrale nucleare occorrono almeno 10 anni, senza considerare le inevitabili proteste delle popolazioni eventualmente interessate dall’insediamento. Se non si riesce a realizzare la tecnologia dei cosiddetti reattori autofertilizzanti (finora tutti i prototipi - come nel caso del SuperPhoenix - sono stati un fallimento), un Paese come il nostro, che deve ripartire da zero visto che ha fortunatamente abbandonato la produzione elettrica da nucleare, metterebbe in campo ingentissime risorse per una tecnologia che usa una fonte naturale - l’uranio - in via di esaurimento e che potrebbe usare per pochissime decine di anni, creando tra l’altro immensi problemi e per millenni per le generazioni future, con le scorie altamente radioattive.
sabato 8 gennaio 2011
Severn Suzuki, (Nazioni Unite 1992).
Ed era solo il 1992, pensare che sono cambiate poche cose. Gli animali si estinguono, gli uomini muoiono di fame, la povertà aumenta e dall'altra parte, avviene tutto al contrario. It's a very, very mad world, mad world....
giovedì 6 gennaio 2011
Really Achieving Your Childhood Dreams
Randy Pausch ha tenuto la sua ultima lezione pubblica, la "Last Lecture" intitolata "Realizzate i Vostri Sogni d'Infanzia" ("Really Achieving Your Childhood Dreams"), presso la Carnegie Mellon University il 18 settembre 2007. Pausch ha tenuto la sua "Last Lecture" in seguito ad una serie di lezioni in cui prestigiosi accademici hanno dibattuto sul tema di un ipotetico "esposto finale" sulla base della precisa domanda "quale massima provereste a comunicare al mondo se sapeste di avere un'ultima possibilità di farlo?".
Discorso dello schiavo
"La pubblicità ci fa inseguire le macchine e i vestiti, fare lavori che odiamo per comprare cazzate che nn ci servono...siamo cresciuti con la televisione che ci ha convinti che un giorno saremmo diventati miliardari, miti del cinema, rockstar... ma nn è cosi, e lentamene lo stiamo imparando , e ne abbiamo veramente le palle piene".
sabato 19 settembre 2009
Cara Amica Ape...
"All’inizio sembrava una di quelle notizie “millenariste”, “catastrofiste”, una di quelle cose insomma che vanno di moda da Kyoto in poi e che in fondo lasciano il tempo che trovano…oggi possiamo dirlo le api stanno morendo. Muoiono in tutto il mondo. Con percentuali diverse, probabilmente per cause e concause diverse tra loro, ma stanno proprio morendo. E’ un dato di fatto, è una orrenda certezza statistica. E, purtroppo, non è nemmeno più una novità: succede da anni, costantemente, senza margini d’errore".
In Italia, secondo le stime riferite dall’Agenzia per la protezione dell'ambiente e i servizi tecnici (Apat), il numero degli insetti si è dimezzato. In un anno. Una cifra enorme con rischi gravi per i delicati equilibri dell'ecosistema e per il ciclo naturale, con danni economici stimati in 250 milioni di euro. Il disastro interessa tutta l'Europa, con una perdita tra il 30% e il 50% del patrimonio di api; ed è ancora più grave negli Stati Uniti, con punte anche del 60-70% in alcune aree per il fenomeno da spopolamento definito Ccd (Colony collapse disorder). L’allarme negli USA è scattato almeno nel 2003; da allora la strage continua. E si allarga.
Perché? un’unica causa?. Semmai molteplici concause. L’inquinamento (di aria, acqua e suolo), i cambiamenti climatici repentini e prolungati, che avrebbero influito negativamente sulla disponibilità e sulla qualità dei pascoli e dell’acqua. Per quanto riguarda l’inquinamento, le maggiori responsabilità sono attribuibili all’inquinamento da fitofarmaci e da pesticidi come i neonicotinoidi a base di imidacloprid. Come il Gaucho della Bayer, a detta dell’entomologo Giorgio Celli. La Bayer ha introdotto sul mercato un nuovo prodotto, quando ancora si stanno studiando i suoi effetti sulle api. Per colpa dei telefonini, secondo uno studio condotto dal dottor Jochen Kuhn dell’Università di Landau. Kuhn imputa alla crescita esponenziale dell’inquinamento elettromagnetico il fatto che le api, stordite e sviate dal segnale dei telefonini, perdano il senso dell’orientamento. Ma peggio ancora il caos elettromagnetico favorirebbe alcune malattie come virosi e varroa (malattia causata da un acaro che attacca sia la covata sia l’ape adulta, e la cui diffusione è favorita proprio da queste forme di inquinamento). Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, le maggiori responsabilità sono attribuibili all’andamento sempre più irregolare del clima (periodi siccitosi prolungati, periodi con temperature molto elevate seguiti da repentini ritorni di freddo, temporali intensi) che comporta un’interruzione al flusso normale dei nutrienti necessari alle api per la loro crescita e per il loro sviluppo, indebolendo di conseguenza le difese dell’alveare. Il problema è che così come l’italiana APAT nessuno oggi al mondo è in grado di identificare una sola causa.
Ma tutti sono d’accordo sugli effetti, del resto ben visibili: crollo verticale delle popolazioni di api in tutto il mondo.
Ad oggi sembra che il problema stia rientrando, ma ricordiamoci che occorre intervenire in campo normativo, soprattutto su larga scala per vietare l'utilizzo di tutti quei prodotti chimici che stanno compiendo la strage, per salvare l'ambiente. Ricordiamoci che il minimo cambiamento climatico che per noi significa, aumentare di un grado la temperatura d'inverno, sta facendo una strage presso quei piccoli animali che consideriamo insignificanti.
Einstein: “Se le api dovessero scomparire, al genere umano resterebbero cinque anni di vita”. E come dargli torto, non dimentichiamoci che queste insetti ritenuti da tutti insignificanti contribuiscono al ciclo biologico vitale di quasi l' 80% delle piante sulla terra.
domenica 12 luglio 2009
Copenhagen 2009...Agisci Ora!
Pubblico la lettera integrale presente sul sito di greenpeace, aperta e sottoscrivibile da tutti perchè il presidente del consiglio si decida a prendere sul serio la minaccia del riscaldamento globale.
Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri
Silvio Berlusconi
Voglio farle presente l’importanza che la Sua leadership personale può avere nell’assicurare che la comunità internazionale riesca a salvare il pianeta dalle conseguenze catastrofiche dei cambiamenti climatici.
Alla Conferenza di Copenhagen, nel prossimo dicembre 2009, bisognerà approvare un accordo per salvare il Pianeta dagli impatti irreversibili dei cambiamenti climatici. La Sua leadership è importante perché i negoziati abbiano buon fine.
Lei può dare un forte segnale, impegnandosi ad andare personalmente alla Conferenza di Copenhagen, dando il Suo sostegno a un impegno forte e vincolante per la riduzione delle emissioni di gas serra.
I cambiamenti climatici sono la più grave minaccia che dobbiamo affrontare.
Essi sono causati, per la maggior parte, dalle emissioni dei Paesi industrializzati (responsabili del 40% delle emissioni globali pur contando solo il 13% della popolazione mondiale). La mancanza di azione da parte dei Paesi più ricchi mette a rischio la vita di milioni di persone. I cambiamenti del clima potranno devastare i sistemi economici e causare estinzioni di massa di specie viventi. Già adesso la perdita dei ghiacci nell’Artico e in Antartide ha superato le previsioni scientifiche peggiori e le isole meno elevate rischiano di essere sommerse dal mare, forzando alla migrazione intere popolazioni. Quando i terreni fertili verranno colpiti dalla siccità o dalle alluvioni, la sicurezza alimentare di miliardi di persone sarà a rischio. E la stessa Italia non sarà immune da gravi conseguenze sul proprio territorio.
L’impatto dei cambiamenti climatici non è una minaccia nel lontano futuro: è una minaccia reale, già presente. Essendo uno dei leader del G8, Lei è responsabile del destino di miliardi di persone, di specie viventi e del pianeta come noi lo conosciamo. È per questo che Le chiedo di ribadire l’impegno a combattere con determinazione i cambiamenti del clima, con la guida dalle analisi della comunità scientifica, sostenendo un accordo forte, equo e legalmente vincolante a Copenhagen. Le scelte politiche possono essere complicate, ma quelle esistenziali sono semplici. Quella che abbiamo di fronte è la più grave crisi ambientale della storia umana.
A tal fine, i Paesi industrializzati dovrebbero impegnarsi a:
- mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto di 2 gradi centigradi, rispetto ai livelli preindustriali, per evitare i cambiamenti climatici catastrofici;
- far sì che le emissioni globali di gas serra raggiungano il picco entro il 2015 per poi essere ridotte drasticamente, scendendo il più vicino possibile a ZERO entro il 2050;
- ridurre entro il 2020 le proprie emissioni almeno del 40% rispetto ai livelli del 1990;
- investire nei Paesi in via di sviluppo risorse finanziarie pari ad almeno 110 miliardi di euro all’anno (fino al 2020) per le attività di transizione verso le risorse rinnovabili, protezione delle foreste e adattamento ai cambiamenti climatici;
- bloccare la deforestazione, e le emissioni ad essa associate, in tutti i Paesi in Via di Sviluppo entro il 2020, e già entro il 2015 nelle aree prioritarie come l’Amazzonia, il bacino del Congo e la foresta del Paradiso in Indonesia;
- impedire che false soluzioni come l’energia nucleare e la cattura e lo stoccaggio della CO2 (CCS) diano diritto a sconti nella riduzione delle emissioni;
- includere i settori del trasporto aereo e marittimo, con emissioni elevate e crescenti, tra quelli soggetti alla riduzione delle emissioni di gas serra.
Ringraziandola per l’attenzione, Le porgo i miei più cordiali saluti.
Un'impegno a favorire un forte accordo per combattere i cambiamenti climatici. Copenhagen è l'ultima chiamata per impedire che la temperatura media della Terra aumenti di più di 2 gradi, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per gli abitanti del pianeta
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